L’ozonoterapia può rallentare l’orologio biologico?
L’invecchiamento non dipende semplicemente dal trascorrere del tempo. È il risultato dell’accumulo progressivo di modificazioni che interessano DNA, mitocondri, metabolismo, sistema immunitario e capacità della cellula di rispondere agli stress.
Un ramo importante della ricerca scientifica è oggi impegnato a capire come i sistemi biologici rispondono agli stress e alle minacce endogeni e ambientali e come tale conoscenza possa migliorare le prestazioni biologiche, la durata della salute umana e la longevità.
In questo scenario, telomeri e ormesi rappresentano due aspetti apparentemente diversi ma profondamente collegati della biologia dell’invecchiamento.
Cosa sono i Telomeri?
I telomeri sono strutture specializzate poste alle estremità dei cromosomi. Possiamo immaginarli come dei “cappucci protettivi” che impediscono alle estremità del DNA di essere riconosciute come materiale genetico danneggiato.
A ogni divisione cellulare una parte del telomero viene progressivamente persa. Quando la sua lunghezza diventa criticamente ridotta, la cellula può entrare in senescenza, cioè smettere di proliferare pur rimanendo metabolicamente attiva.
L’accorciamento telomerico è quindi uno dei fenomeni associati all’invecchiamento biologico.
Ma la velocità con cui avviene non dipende soltanto dall’età cronologica. Stress ossidativo, infiammazione cronica, alterazioni metaboliche e disfunzione mitocondriale possono contribuire al danno telomerico.
Ormesi e protezione dei Telomeri
Uno stimolo ormetico, come quello prodotto dalla somministrazione di ozono a dosi controllate, può attivare risposte cellulari che migliorano la capacità dell’organismo di controllare stress ossidativo, infiammazione e danno molecolare. Il possibile beneficio dell’ormesi sui telomeri sarebbe soprattutto indiretto: migliorare l’ambiente biologico nel quale il telomero deve essere mantenuto.

E l’Ozonoterapia?
L’Ossigeno-Ozonoterapia è un esempio di stimolazione redox a basse dosi.
L’ozono reagisce rapidamente con i substrati biologici generando mediatori ossidativi secondari. A concentrazioni appropriate, questi segnali sono stati messi in relazione con l’attivazione di risposte adattative, tra cui la via NRF2 e i sistemi antiossidanti endogeni.
Da questo punto di vista è possibile formulare l’ipotesi di un collegamento:
ozono a basse dosi → segnale redox → stimolo ormetico →risposta adattativa → NRF2 e sistemi antiossidanti → mitormesi/ROS → NRF2–AMPK–sirtuine–HSP → autofagia e difese antiossidanti → protezione telomerica → healthy aging.
BIbliografia
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