Un medico missionario scopre l’ossigeno-ozonoterapia

A Tanguiéta, nel nord-ovest del Benin, l’ospedale Saint Jean de Dieu è legato alla figura di fra’ Fiorenzo Priuli, chirurgo e religioso dell’Ordine dei Fatebenefratelli. Originario della Val Camonica, ha dedicato decenni all’assistenza dei malati in Africa e alla formazione degli operatori sanitari locali. Nella sua esperienza, la medicina si intreccia con l’impegno a rendere le cure accessibili a tutti.
Dopo aver scoperto l’ozonoterapia nel 2007, fra’ Fiorenzo spiega di averla adottata perché è una terapia utilizzabile in diversi ambiti assistenziali, efficace e con costi compatibili con le risorse del suo ospedale. Attualmente l’ozonoterapia viene utilizzata a Tanguiéta nelle patologie osteo-articolari e della colonna vertebrale, nelle ischemie degli arti inferiori, nei traumi cranici, nelle ferite e nelle manifestazioni infettive topiche e generalizzate.
A Tanguiéta, nel nord-ovest del Benin, l’ospedale Saint Jean de Dieu è legato alla figura di fra’ Fiorenzo Priuli, chirurgo e religioso dell’Ordine dei Fatebenefratelli. Originario della Val Camonica, ha dedicato decenni all’assistenza dei malati in Africa e alla formazione degli operatori sanitari locali. Nella sua esperienza, la medicina si intreccia con l’impegno a rendere le cure accessibili anche alle persone più povere.
Dopo aver scoperto l’ozonoterapia nel 2007, fra’ Fiorenzo spiega di averla adottata perché cercava uno strumento utilizzabile in diversi ambiti assistenziali, efficace e con costi compatibili con le risorse del suo ospedale. Attualmente l’ozonoterapia viene utilizzata a Tanguiéta nelle patologie osteo-articolari e della colonna vertebrale,nelle ischemie degli arti inferiori, nei traumi cranici, nelle ferite e nelle manifestazioni infettive locali o generalizzate.
Nel suo ospedale i trattamenti infusionali di sangue ozonizzato (Grande Auto Emo Infusione) accompagnano regolarmente ogni chirurgia ad alto rischio come pure la chirurgia ortopedica impiantistica. Grazie a questo accorgimento e’ stato ridotto l’uso degli antibiotici e garantito ai pazienti un migliore più veloce recupero funzionale.
Fra’ Fiorenzo ammette di aver utilizzato l’ozono anche in deroga ai protocolli stabiliti dalla società scientifica (SIOOT), tuttavia solo in casi estremi: nei pazienti destinati ad una amputazione di un arto. In questi casi somministrando ozono per via arteriosa e’ stato possibile sottrarre molti pazienti a questa grave menomazione.
In Benin spesso mancano le protesi e gli strumenti medici per curare adeguatamente un paziente che si è sottoposto ad amputazione. La cultura locale non accetta tali interventi, li ritiene umilianti e chi li subisce, se sopravvive, spesso viene escuso dalla società.
Salvare i suoi pazienti dall’amputazione ha accresciuto la popolarità di Frà Lorenzo, tanto che oggi sempre più malati si rivolgono al suo ospedale, molti affrontando un lungo viaggio, come accade per quelli provenienti dal Burkina Faso, dal Tongo e dal Niger.

Fonte: Fatebenefratelli
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