Il viaggiatore

Perchè credo nell’Ozonoterapia
Ho iniziato a praticare l’ossigeno-ozonoterapia nel 1987, quando ero un giovane medico. Ne ero affascinato, come molti miei colleghi, anche se probabilmente non eravamo ancora pienamente consapevoli di ciò che avevamo tra le mani.
Da allora sono trascorsi quasi quarant’anni e molte cose sono cambiate. In Italia, un contributo importante è venuto dalla SIOOT – Società Italiana di Ossigeno Ozono Terapia, che, con un lavoro costante di ricerca, divulgazione scientifica e formazione ha contribuito a definire protocolli terapeutici sempre più precisi e orientati alla sicurezza.
Un percorso che ha raggiunto anche l’Università, con la nascita di Master dedicati all’ossigeno-ozonoterapia, tra cui quelli dell’UniCamillus di Roma e dell’Università di Pavia.
Una trasformazione che, guardando al punto da cui siamo partiti, mi piace definire la rivoluzione dell’ozono.
Da questa storia nasce Ozonauta
Ozonauta nasce dalla mia esperienza di medico, ma soprattutto dalla curiosità che mi accompagna ancora oggi. È il racconto di un viaggio fatto di studio, pratica clinica, domande e incontri con le persone.
Negli anni ho osservato risultati che mi hanno spinto ad approfondire sempre di più l’ossigeno-ozonoterapia. E una domanda ha continuato ad accompagnarmi:
possiamo aiutare l’organismo a recuperare e utilizzare meglio le proprie capacità di risposta, difesa e adattamento?
È forse questo l’aspetto dell’ozonoterapia che più mi affascina.
Non pensare soltanto alla singola malattia, ma osservare la persona nel suo insieme e studiare quei meccanismi biologici che possono essere comuni a condizioni apparentemente molto diverse.
Un piccolo stress che determina una risposta adattativa
L’ozono è un potente ossidante. Potrebbe sembrare un paradosso utilizzarlo in medicina.
Eppure proprio qui si trova uno degli aspetti biologicamente più avvincenti dell’ozonoterapia: uno stimolo ossidativo controllato e opportunamente dosato può attivare risposte adattative dell’organismo.
La ricerca sta studiando sempre più nello specifico il coinvolgimento dei sistemi antiossidanti cellulari, dei meccanismi di regolazione dell’infiammazione e di diverse vie di segnalazione biologica.
Non si tratta quindi semplicemente di “somministrare ozono”, ma di studiare ciò che accade quando uno stimolo preciso incontra un organismo capace di reagire.
È un concetto molto vicino a quello dell’ormesi: la risposta biologica dipende dalla dose, dalla durata dello stimolo e dalle condizioni dell’individuo. Ciò che a una determinata dose può rappresentare uno stimolo adattativo, a dosi inappropriate può diventare inutile o dannoso.
Ossigeno e Ozono: parenti, ma molto diversi
nostre cellule, ai nostri organi e, in definitiva, a noi stessi di vivere.
L’ozono è una forma allotropica dell’ossigeno: tre atomi di ossigeno invece di due. Una piccola differenza nella struttura, ma una grande differenza nelle proprietà chimiche.
Questa parentela è affascinante, ma non deve trarre in inganno: ossigeno e ozono non sono biologicamente equivalenti. Proprio per la sua elevata reattività, l’impiego medico dell’ozono richiede concentrazioni definite, modalità di somministrazione appropriate, protocolli rigorosi e una corretta selezione del paziente.
E se qualcosa di simile all’ozono fosse prodotto anche dal nostro organismo?
Il nostro sistema immunitario utilizza normalmente specie reattive dell’ossigeno per contrastare microrganismi e partecipare ai processi di difesa.
Alcuni studi hanno validato un’intuizione affascinante: durante determinate reazioni immunitarie i globuli bianchi producono ozono o specie ossidanti con caratteristiche chimiche simili all’ozono.
Quello degli utilizzi dell’ozono in ambito medico è un campo di ricerca interessante e ancora in evoluzione. Ed è proprio con questa disposizione che vorrei parlare di ozonoterapia su Ozonauta: con entusiasmo, ma senza perdere il senso critico.
